Come gestire al meglio le proprie balie.

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Spesso mi vengono fatte domande sulla gestione delle balie, da parte di chi alleva razze poco rustiche che necessitano di un aiuto parziale o totale.

La balia, in ornitologia, è definita come quella coppia di canarini (o sola femmina) a cui affidare la cova ed il successivo accrescimento di prole derivante da razze con poca propensione alla cova e soprattutto all’imbecco.
Chiaro è il fondamentale ruolo che svolgono le balie, che possono essere ritenute persino più importanti delle razze da baliare, questo perché una cattiva gestione porterà inevitabilmente ad una insoddisfacente stagione riproduttiva.

Risponderò in questo articolo alle principali questioni che mi vengono proposte, in modo tale da poter dare un contributo agli allevatori che ne necessitano.

QUALI RAZZE UTILIZZARE?

Un nido di 6 Arricciati del Nord e 1 AGI allevati dai Nord.

Individuare le giuste razze di balie da utilizzare è fondamentale siccome ognuna di esse ha diverse caratteristiche che possono essere consone o meno ai canarini da baliare.
Per esempio, se prendiamo in considerazioni razze pesanti come: Agi, Parigino o Crest, si addicono meglio delle balie che abbiano un imbecco grosso, quindi di dimensioni medio grandi, mentre per baliare un Rogetto o un Gibber Italicus, bisogna optare per razze piccole e propense all’imbecco già dalle prime ore di schiusa.


Stilerò quindi una lista delle razze da me ritenute adatte come balie e le relative caratteristiche con pregi e difetti (non citerò le razze che non ho collaudato siccome non mi piace parlare di cose da me non sperimentate):

Fife Fancy/Razza Spagnola/Fiorino: queste sono razze di piccole dimensioni, ottime per propensione alla cova ed all’imbecco per velocità e tempi di reazione, poco aggressive verso la prole, svolgono il proprio lavoro ottimamente, adatte ad accogliererazze di medio-piccole dimensioni, possono trovare difficoltà nelle razze di grossa mole a causa della quantità ridotta di cibo che possono apportare alla prole, potrebbero soffrire il grande sforzo provocato dalle tante imbeccate a cui andrebbero incontro, altro contro, è la tempistica di rifacimento del nido, che si aggira attorno al 18°/20° giorno di età dei nidiacei, questo potrebbe portare problematiche per quelle razze di grossa mole che necessitano di tempi lunghi di svezzamento che quasi sempre superano i 30 giorni.

Lizard: razza inglese anch’essa di dimensioni contenute, si contraddistingue da tutte le altre razze di canarino, per la selezione, che lo ha portato ad essere una razza che non spiuma i soggetti dopo l’involo, questa caratteristica è ottimale per le razze pesanti che qualora venissero spiumate potrebbero andare incontro a problematiche come lumps o stress, molto ordinato nella cova, il lizard inizia ad imbeccare la prole fin dalle prime ore di schiusa, come le razze sopra citate, date le dimensioni contenute, possono soffrire il forte stress provocato dal consumo eccessivo di energie da impiegare per l’imbecco.

Arricciato del Nord: questa razza di medio-gradi dimensioni è più adatta ad allevare canarini di grossa mole, data la quantità di imbecco che riesce ad apportare ai pulli, forse meno ordinate nella cova delle uova, riescono spesso ad arrivare allo svezzamento senza problemi, l’unico neo è dato dalla relativa aggressività che può portare alla deplumazione dei nidiacei dopo l’involo.

LLarguet/Munchener/Malinois/Harzer Roller: sono razze di taglia media, propense alla cova ed all’imbecco, affidabili balie possono soffrire le grosse imbeccate che necessitano i pulli di razze pesanti ed i lunghi tempi di svezzamento, ottimali per razze medio-piccole.

Incroci tra Lizard/Arr. Del Nord/ Yorkshire /Border: soggetti che nel proprio bagaglio genetico presentino tutte o parte di queste razze, potrebbero essere la migliore soluzione per allevare razze pesanti e non.
Selezionare balie che abbiano caratteristiche come: tranquillità, propensione all’imbecco, velocità e ampiezza di imbeccata, significa riuscire nel difficile intento di allevare razze delicate e difficili.

SOLO FEMMINE O COPPIE?

Altro quesito molto proposto, sul quale non ho tanti dubbi: le coppie di balie devono essere formate dal maschio e dalla femmina.
Questo perché l’assenza del maschio porterà inevitabilmente a problemi nello svezzamento dei nidiacei, è risaputo che la femmina cura la prole fino all’involo, dopo di che inizia a curare il rifacimento del nuovo nido, ed è proprio allora che il maschio prende le redini in mano e porta i pulli allo svezzamento.

QUALE ALIMENTAZIONE PER LE BALIE IN PRE-COVA?

Riguardo l’alimentazione e la preparazione alla cova per le balie, possiamo dire che non necessitano di grande accorgimenti, anzi, un alimentazione spartana fatta di semi di scagliola e pastoncino secco  è più che sufficiente.

Evitare di dare vitamina E, che potrebbe portarli ad un estro troppo spinto, come sconsigliato è l’uso di antibiotici, che potrebbero distruggere la flora batterica e risultare più dannosi che altro.

Importante è l’apporto già da 40 giorni prima della riproduzione di sali minerali e soprattutto osso di seppia per l’apporto di calcio, inoltre è buona norma mettere a disposizione, qualche giorno prima della schiusa, il  pastoncino che si adopererà per l’allevamento dei nidiacei, questo per far sì che si possano abituare al nuovo alimento.

QUALE RAPPORTO NUMERICO TRA COPPIE DA BALIARE E BALIE?

Si può considerare necessario un rapporto di 1:3 tra coppie da baliare e balie, questo rapporto “pessimistico” tiene conto di uno scenario composto del 100% di coppie da baliare attive ed il 70% delle balie idonee al lavoro, mentre l’altro 30% potrebbero essere coppie che non nidificano, non covano o non propense all’imbecco, in questo modo il rapporto si tradurrebbe ad 1:2.

COME FAR COMBACIARE I TEMPI DI COVA TRA BALIE E COPPIE DA BALIARE?
Questa è sicuramente la questione più delicata riguardante l’organizzazione e la tempistica delle balie.

Infatti una cattiva gestione, può portare ad avere tante balie disponibili e poche uova da mettere in cova o viceversa. Per sopperire a questa problematica, è bene dividere le balie in scaglioni, facendo in modo che non tutte inizino la stagione riproduttiva contemporaneamente.

Per riuscire in questa ardua impresa, può essere necessario collocare le balie ad intensità di luce differente, posizionando il primo gruppo più in alto e a scalare gli altri gruppi in posizioni più basse, dove godranno di meno luce e quindi meno stimoli all’estro.

Questo meccanismo potrebbe portare ad un distanziamento di 10/15 giorni tra la partenza in cova dei vari gruppi.

Inoltre è di grande aiuto una schematizzazione sia delle stesse balie che delle coppie da baliare, evitando di occupare tutte le balie disponibili, lasciandone una parte in cova con uova finte, in modo tale da liberarle quando se ne avrà bisogno.

COME EVITARE LA DEPLUMAZIONE DEI PULLI DA PARTE DELLE BALIE?
Innanzitutto bisogna capire perché accade ciò, se per una questione di “vizio genetico” della balia o per mancanza di materiale per la nidificazione.

Inoltre  le dimensioni ridotte della gabbia dove si alloggia la balia possono inficiare sulla deplumazione dei giovani canarini.

5 Arricciati del Nord di oltre 20 giorni di vita, allevati da meticci di Lizard x Nord come si può notare non sono stati spiumati per loro fortuna,

In generale gli accorgimenti necessari per evitare questo fenomeno sono, in primis non far mancare mai la juta, soprattutto durante il rifacimento del nuovo nido, quando i pulli di canarino sono ancora presenti in gabbia, così come mettere a disposizione dell’ovatta può far desistere le canarine a strappare piuma ai pulli.

Selettivamente invece, è buona norma selezionare le balie che non spiumano, ed evitare di riprodurne altre dalle stesse linee genetiche, dato che la deplumazione come la qualità di imbecco è spesso trasmessa dai genitori alla prole.

Meno frequente è vedere i canarini maschi spiumare i piccoli, quando ciò accade, probabilmente è da attribuire ad un forte estro, può essere utile dividere la prole dal maschio con una griglia/divisorio in modo tale che possa continuare l’imbecco senza possibilità di deplumazione.

Angelo Cremone

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