Il pollice rigido ed il pollice reverso nei canarini.

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Testo di Salvatore Cremone

Prendo spunto dall’articolo dei signori Corsa-Mollo pubblicato sulla rivista I.O. n°8/9 c.a. e mi sento, da allevatore “attivo” della razza AGI, di fare alcune mie considerazioni su quanto da essi scritto in relazione a due argomenti.

Il primo argomento è quello che tratta del “pollice rigido” o “slip-claw” e del “pollice in avanti” o “pollice reverso” o “undershot-claw”.

In trent’anni di allevamento ho avuto poco a che fare con il problema del “pollice reverso” e raramente ho dovuto affrontare questa situazione. Diverso è invece il discorso del “pollice rigido”o “slip-claw” che è un difetto che si manifesta prevalentemente nelle razze di canarini di grossa mole e quindi anche negli AGI.

Quando ho letto l’articolo in questione, mi sono meravigliato per l’estrema superficialità con cui si affrontano argomenti legati alle patologie dei nostri uccelli.

Nello specifico, gli autori dell’articolo affrontano il tema del “pollice rigido” scrivendo testualmente: “…sia negli AGI sia nei Parigini vi sono difetti genetici che riguardano il primo dito…”.

Il mio super papà Salvatore Cremone durante un meeting in Turchia del 2019

E poi ancora: “…si tratta, come già detto, di tare genetiche la cui incidenza può essere ridotta tramite un’attenta selezione...” E ancora: “…si tratta di una cura sintomatica che non elimina il difetto genetico…

E ancora: “…è sempre opportuno non far riprodurre tali soggetti…”

Ma, inoltrandosi nell’articolo, non affiora nessuna ipotesi alternativa.

Per un allevatore novizio che legge quanto riportato in corsivo, eventuali dubbi e quesiti sulle cause di queste anomalie delle dita dei canarini, dovrebbero essere fugati… Gli autori ripetono più volte che la causa è nella trasmissione genetica del difetto. Ma gli allevatori esperti, che si trovano ad affrontare con una certa frequenza questi ed altri problemi che “affliggono” i nostri canarini, e che negli anni hanno letto e riletto quanto pubblicato sull’argomento in questione, sono certo che non condivideranno la tesi che sia il “pollice reverso” che il “pollice rigido” abbiano come unica causa l’ereditarietà genetica. Anzi, se andiamo ad approfondire il tema, leggendo quanto fu scritto a suo tempo da due grandi personaggi dell’Ornicoltura italiana, ci accorgiamo che le cose non sono esattamente come sono state descritte dai due autori dell’articolo.

Infatti sia il prof. Umberto Zingoni nel suo libro “Canaricoltura” che il prof Giorgio De Baseggio nel suo libro “Campioni e Razzatori”, non escludono che queste anomalie delle dita dei nostri canarini possano essere causate, oltre che da predisposizione ereditaria, anche da altri fattori esterni. Ma entriamo nello specifico. 

Nel 1989 Zingoni, nel suo scritto “Canaricoltura”, scriveva a riguardo che le cause erano sconosciute a lui e ad altri, e che il dott. Mannelli nel 1964 ipotizzava che il fenomeno fosse riconducibile ad una predisposizione ereditaria la cui causa potesse essere la paralisi del muscolo flessorio.

Lo stesso prof. Zingoni non escludeva quale possibile causa uno spasmo o contrattura del muscolo estensore del pollice, così come altri fattori di origine esterna (vedi Canaricoltura pag.282). Scriveva Zingoni: “…Neppure sarebbero da escludere fenomeni di degenerazione del nervo in qualche modo analoghi a quelli che potrebbero essere responsabili della cecità, fenomeno anche questo molto frequente  nelle Razze di grossa mole, con preferenza per i maschi. Nel nostro allevamento di Arricciati di Parigi è accaduto che nei figli della stessa coppia (esente da tare) un anno l’infermità comparisse in un’alta percentuale di soggetti, mentre l’anno successivo essa risultasse quasi assente, tutto questo indipendentemente dall’età dei riproduttori. Questa osservazione ci induce a ritenere che sulla comparsa del pollice rigido abbiano una influenza non trascurabile anche fattori di origine esterna che, però, noi non siamo riusciti ad individuare. Infine ci è sembrato di rilevare che i posatoi larghi (orizzontalmente ovali) favoriscono l’insorgenza dell’infermità…” – “…considerando la possibilità che la tara sia ereditaria, è preferibile non far riprodurre il soggetto e assolutamente necessario, ai fini della selezione, prendere nota del fatto per fare le opportune indagini sugli ascendenti e collaterali…”

Foto tratta dal testo “Campioni e razzatori” di G. De Baseggio

Il professor De Baseggio nel 1987, nel suo libro “Campioni e Razzatori”, ipotizzava anche altre cause oltre alla possibilità di una predisposizione ereditaria: “…queste anomalìe possono essere causate o da una predisposizione ereditaria (che alligna in certi ceppi), oppure da carenze di biotina (vitamina H) o di colina o di manganese…” – “…possibilmente non utilizzare i soggetti colpiti come riproduttori…”

E venendo ai giorni nostri, anche il dott. Tiziano Iemmi, noto veterinario specializzato in Patologie Aviarie, ricercatore presso l’Università di Parma e membro AAV (Association of Avian Veterinarians), da me interpellato sul tema, mi ha confermato quanto segue: “Il problema in questione è a mio parere di tipo multifattoriale, probabilmente vede una predisposizione congenita (forse legata alla particolare anatomia e fisiologia di accrescimento di queste razze), ma risente pesantemente di influenze di tipo ambientale, di certo di tipo nutrizionale e sanitario, infatti frequentemente mi imbatto in problematiche di questo tipo, anche in razze leggere, in presenza di situazioni di malassorbimento intestinale associato ad enteriti croniche o quadri di infezione da circovirus.”

Dopo aver preso atto di questi illustri pareri sulle cause che provocano l’insorgenza del cosiddetto “pollice rigido”, e non avendo a tutt’oggi avuto notizia ulteriori studi sull’argomento che avallino la tesi dei nostri due autori, credo che sarebbe veramente importante se questi ultimi potessero indicarci le fonti dalle quali hanno ottenuto la preziosissima indicazione, ovvero che il difetto in questione è solo di origine ereditaria. D’altra parte, sulla rivista della Federazione, è doveroso che tutto quanto viene scritto su argomenti che riguardano la salute dei nostri beniamini sia credibile e verificabile.

Aspettiamo quindi fiduciosi, da parte dei due autori dell’articolo, ulteriori informazioni e/o notizie che possano aiutare il movimento degli allevatori a meglio capire come stanno realmente le cose.

Personalmente credo che la trattazione del tema sia stata sviluppata così come è stata pubblicata, solo a causa di una macroscopica amnesia che ha causato la totale “non menzione” di altre possibili cause oltre a quelle di carattere genetico. Niente di grave, però occorre fare attenzione per il futuro.

Il mio modesto contributo può essere solo quello di rendere pubbliche le mie esperienze sul tema “slip-clow” e, più che altro, le osservazioni che negli anni la casistica mi ha fornito. Ovviamente, sono estremamente felice che queste mie esperienze trovino riscontro in quanto scritto sull’argomento da Zingoni e da De Baseggio.

Mio padre Salvatore con Picasso Antonio, un nostro carissimo amico, durante una visita al nostro allevamento.

Ho riscontrato il problema del “pollice rigido” circa trent’anni fa, quando allevavo Arricciati del Nord e Padovani (l’AGI non era ancora nato) e fu proprio in alcuni Padovani, quelli di mole maggiore, che cominciai a riscontrare tale anomalia.

Non era di certo un problema diffuso, ma comunque presente, che cercavo di risolvere con l’esclusione del soggetto dalla futura riproduzione. Anche io attribuivo il tutto ad una tara ereditaria.

Dopo qualche anno iniziai a dubitare del discorso “ereditario”, soprattutto quando notai un Arricciato del Nord di 70 giorni che presentava il dito rigido. Era nato nell’ultima covata e ricordai che non era stato cresciuto a dovere a causa della fattrice che era probabilmente troppo stanca per precedenti cove.

Questo episodio cominciò a mettere dei dubbi alle mie certezze ma, vista la sporadicità del problema, non mi soffermai sulla questione più di tanto.

Diversamente invece quando anni fa iniziai l’avventura con l’AGI, Razza che come tutte le altre “pesanti” presenta più problematiche. Come da insegnamento del compianto prof. Zingoni, comincia ad appuntare tutto quello che riscontravo durante la gestione dell’allevamento, e dopo anni posso riportare le mie esperienze.  Mi sono anche confrontato con altri allevatori di AGI, fra i quali uno dei miei maestri e  fra i primissimi selezionatori della Razza, Sauro Canè.

Le nostre esperienze evidenziano che i soggetti colpiti, manifestano il problema ad un’età compresa tra i 30 e i 70 giorni, quasi nella totalità dei casi la problematica riguarda soggetti appartenenti alle ultime covate quindi allevati da balie affaticate, soggetti sottoposti ad antibiotici durante la crescita o soggetti che hanno impiegato più tempo del dovuto per svezzarsi (spesso ciò dovuto ad un non ottimale imbecco per quantità o qualità della balia).

Su indicazione dei nostri medici veterinari di riferimento abbiamo constatato che le possibili soluzioni al problema sono: apporto di vitamina del gruppo “B”, somministrazione di pastoncini o sementi ad alto valore proteico.

Ma soprattutto è stato fondamentale, tramite la sostituzione delle aste classiche con cordicine o lacci da scarpa, sottoporre i soggetti colpiti dal “pollice rigido”, ad un allenamento delle zampe.

Io e mio padre durante un meeting in Turchia del 2019.

Con quest’accorgimento una percentuale molto alta di soggetti hanno recuperato totalmente la mobilità del pollice.

Confortati dal parere dei nostri veterinari, noi sposiamo l’ipotesi che oltre ad eventuali responsabilità di carattere genetico, fra le possibili cause che portano al problema di “pollice rigido” possa esserci l’alimentazione che può, a volte, essere carente in alcuni elementi, fra tutti: proteine, calcio e vitamine.

La possibilità di una predisposizione genetica ci porta a considerare indispensabile indagare sull’ intera linea di sangue del soggetto colpito, purtuttavia dobbiamo precisare che nella discendenza dei soggetti guariti non abbiamo riscontratola trasmissione del problema, né in prima generazione né in quelle successive.  Non spetta a noi entrare nel merito dell’eventuale meccanismo di trasmissione genetica (dominante oppure recessivo).

Vorrei infine ricordare ai due autori che, per quanto riguarda un altro argomento trattato nell’articolo, ovvero quello relativo al maldestro tentativo di spiegare la differenza fra AGI e Parigino utilizzando i disegni di una bottiglia di una nota bibita americana e di un fuso, se è possibile (come loro affermano) che solo pochissimi non hanno voluto comprendere il significato della figura, è sicuramente vero che tutto il Club dell’AGI, e ripeto tutto, ha criticato quel bizzarro confronto. A gente navigata come la maggior parte degli allevatori di AGI iscritti al Club, che alleva con passione e impegno la Razza più bella del mondo, con tutte le difficoltà che il suo allevamento comporta, sentir dire che “… I vecchi allevatori sostenevano che l’AGI dovesse avere la forma dell’iconica bottiglia della Coca Cola capovolta…”, ha dato parecchio fastidio. Chi non ha mai fatto parte degli allevatori storici che hanno nobilitato questa splendida Razza, dovrebbe evitare di dire cose che non hanno alcun fondamento. Anziché dire “…i vecchi allevatori…”, forse sarebbe stato più realistico dire “…un allevatore…””, e sarebbe stato lo stesso discutibile, ma avrebbe avuto una parvenza di credibilità. In fin dei conti uno che dice una determinata cosa ci può anche stare. Ma se si scrive che quella strana descrizione era citata ad esempio dai “…i vecchi allevatori…”, allora significa che gli autori vogliono attribuire a quella raffigurazione una storicità che siamo certi non esiste.

Concludo dicendo, per quanto ci riguarda, in questi aspetti ornitologici la “politica” non c’entra nulla, e aggiungo “per fortuna”!

Ringraziando per lo spazio concessomi, vi lascio con una frase di Bryan Tracy: “quasi tutta l’infelicità nella vita viene dalla tendenza a dare la colpa a qualcun altro”.

Fonti:

  • U. Zingoni: “Canaricoltura” – seconda edizione 1997 –  Federazione Ornicoltori Italiani
  • G. De Baseggio: “Campioni e Razzatori” – Ed. “Il Mondo degli Uccelli” –  Via Cerbai, 11 – 40032 Camugnano (BO)
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2 Commenti

  1. Angelo says:

    Complimenti articolo completo ed affascinante

    1. Angelo Cremone says:

      Grazie Angelo

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